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una narrazione incontaminata dall’illusione della verità

Bitcoin non è qualcosa, Bitcoin è in divenire. Perpetuare la sua identità non è un punto di arrivo, ma serve a raggiungere altri obiettivi. Bitcoin mantiene la sua identità così da poter servire il proprio scopo: e lo scopo, come l’identità, è malleabile ed esiste solo nella mente collettiva che lo proietta.

Un modo più appropriato di pensare a Bitcoin, quindi, è di non immaginarlo come un costrutto fisico, e cioè come un network di pagamenti decentralizzato che opera con un protocollo crittografico, ma come una narrazione. In questo senso, non pensate al significato letterale del termine, quale rappresentazione o imitazione della realtà o come artefatto culturale, ma prendete in considerazione in suoi aspetti più profondi, cioè di come la narrazione costituisca una consapevolezza.

Una narrazione non è solo il modo in cui la nostra mente descrive l’essenza delle cose, ma anche la maniera in cui esprimiamo e creiamo le possibilità ancora in divenire.

In altre parole, non parliamo di semplici rappresentazioni o imitazioni della realtà: parliamo della realtà. Il creatore ed autore di Epsilon Theory, Ben Hunt, le cui idee analizzeremo più avanti, definisce il concetto di narrazione come “un’idea pienamente postmoderna. Ciò che intendo dire è che essa è un costrutto sociale, una rappresentazione pubblica malleabile di dichiarazioni che mancano di qualsiasi Verità con la V maiuscola […]

Sebbene l’epistemologia della Verità con la V maiuscola non sia l’obiettivo di questo articolo, e nonostante i brillanti pensatori di Epsilon Theory non siano mai troppo distanti dalla realtà (qualunque cosa significhi), quando si discute di questo tema, possiamo vedere una falsa dicotomia tra “realtà” e “rappresentazione”, e abbiamo il dovere di parlarne. Se decidiamo di comprendere i racconti come meri artefatti culturali, e cioè come prodotti della nostra mente, allora sì, le narrazioni possono sicuramente essere definite “false” o “disconnesse da eventi verificabili.”

Ma se scegliamo un approccio meno ortodosso e consideriamo la rappresentazione come costitutiva della coscienza stessa, allora il suo vero potere di costruire e distruggere il mondo ci appare evidente.

Bisogna essere chiari: non stiamo facendo solo un futile esercizio di semantica. Ciò che voglio dimostrare è che, nella realtà, esiste solo la narrazione. Questo è ciò che fa girare il mondo. Non esiste un mondo occulto, dietro le quinte, in cui si nasconde la Verità con la V maiuscola, e anche ammettendo che ci fosse, non possiamo accedervi. Per dirla con le parole dello scienziato cognitivo Joscha Bach: “La nostra esperienza del mondo in cui ci troviamo non è un filo diretto che segretamente ci collega alla realtà fisica. Essa è uno strano grafico quantistico che non capiremo mai.

Come disse Paul Ricœur, il filosofo che meglio di tutti ha caratterizzato la narrazione finora, tutto ciò che noi proviamo sono fenomeni “contestualizzati” da un racconto. Se noi, per definizione, non possiamo avere esperienza del noumeno e non possiamo sfuggire al simulacro della realtà costruito dal nostro cervello, ci rimane solo… il racconto.

Cambiare il racconto o cambiare Bitcoin?

Il dibattito mainstream che riguarda Bitcoin è pieno di assunzioni false, che sottolineano come il protocollo di BTC sarebbe completamente diverso dalla narrazione che ne viene fatta.

La gente pensa che Bitcoin non cambi, ma il modo di parlarne sì

In realtà, non è affatto così. L’abbaglio è il medesimo di chi, come dicevamo prima, ritiene che vi sia una dicotomia tra narrazione e realtà. Non sono il codice o il protocollo a costituire ciò che noi riteniamo essere Bitcoin, esso è come viene descritto.

In passato il codice è stato modificato e potrebbe esserlo in futuro, senza per questo innescare un cambiamento nella discussione collettiva. Difatti, le poche modifiche radicali nel dialogo intorno all’identità di BTC avvenute negli ultimi undici anni non sono state causate da modifiche al codice o alle regole del protocollo.

Semmai, è accaduto il contrario: quando cambia la percezione, l’intera natura e l’identità dell’asset cambiano con lei. Da questo punto di vista, è come se il bene non fosse altro che una derivazione sottostante la narrazione.

La nostra percezione di Bitcoin è influenzata dal dibattito pubblico, e quando esso cambia, anche il nostro comportamento si modifica. Di conseguenza, tutto il settore viene rivoluzionato: le imprese agiscono in modi diversi, così come i consumatori, l’apparato legislativo e l’applicazione delle norme. Tutto cambia.

Una dimostrazione perfetta di questo fenomeno la riscontriamo analizzando il passaggio di Bitcoin da denaro digitale ad oro digitale. Dal 2013 all’inizio del 2017 la grande maggioranza dei bitcoiner riteneva che Bitcoin fosse principalmente un mezzo di pagamento e solo in secondo luogo un asset speculativo. Nonostante l’asset fosse scarso esattamente quanto lo è oggi, quasi nessuno faceva holding pensando che potesse rappresentare una riserva di valore. I possessori di BTC erano ossessionati dalla possibilità di poterlo usare per comprare un caffè, e la maggior parte del dibattito nella community, all’epoca, riguardava l’economicità delle transazioni e come convincere quante più imprese ad accettare pagamenti in Bitcoin.

Poi, tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, ci fu la leggendaria bull run e le transaction fee schizzarono alle stelle: finalmente ciò che era parzialmente sepolto venne alla luce. Prima gradualmente e poi improvvisamente, Bitcoin divenne l’oro digitale, senza alcuna modifica nel protocollo.

Ciò non avvenne dal giorno alla notte; la narrazione correlata all’oro digitale si stava affermando a partire dal 2015, ma divenne mainstream solo a metà del 2017, quando i sostenitori della teoria del denaro digitale passarono a Bitcoin Cash.

Il Bitcoin di oggi non è una valuta semplicemente perché nessuno lo considera più tale: nonostante tutto sia rimasto uguale a livello di protocollo, nessuno sano di mente spenderebbe Bitcoin oggi. Come mai?

La risposta sta nella narrazione dell’inalterabilità, che ha trasformato BTC da piombo ad oro. Bitcoin è passato dall’essere una categoria di asset ad un’altra, da una valuta digitale e mezzo di pagamento a una commodity e riserva di valore. Questo processo, che non può essere interpretato se non con una modifica nel dibattito pubblico, che come nell’alchimia ha avuto come risultato una vera e propria trasmutazione dell’asset, e non solo una modifica superficiale delle credenze della community.

Nel 2018, un ricercatore indipendente conosciuto come “Hasu” scrisse un articolo molto interessante su un argomento abbastanza simile, dal titolo “Decifrare il contratto sociale di Bitcoin”, che sosteneva proprio questo:

“Le regole di Bitcoin sono impresse nella società, il software ha il solo scopo di renderle automaticamente eseguibili. Se il contratto sociale e il protocollo dovessero divergere, ad essere in errore sarebbe sempre quest’ultimo. Un temporaneo insuccesso del protocollo nell’applicazione delle regole del contratto non ha conseguenze permanenti sulla validità del contratto stesso.”

Bingo. L’identità di Bitcoin viene forgiata nella società e successivamente viene solo trascritta nelle regole della rete. Bitcoin vive nella comunità ed è lì che si decide la Verità con la V maiuscola. A questo punto, dobbiamo porci queste domande: chi predispone le regole? Chi controlla la narrazione?

Creare il consenso a tavolino

I dibattiti, dopo tutto, non nascono spontaneamente, dal vuoto, ma si sviluppano organicamente tramite la divulgazione di elementi culturali sottostanti… oppure sono creati dall’alto. Quindi, da dove proviene la narrazione di Bitcoin come riserva di valore? Ci siamo arrivati per inerzia, o è stata un’operazione studiata a tavolino?

Se guardassimo oggi alla community di Bitcoin, la maggior parte dei suoi membri sembrano credere che l’idea di BTC come riserva di valore sia emersa organicamente, come risultato diretto del design del protocollo. Persino lo stesso Satoshi ha usato i termini oro ed estrazione di metalli preziosi per spiegare Bitcoin, e cos’è mai l’oro se non una riserva di valore?

Sebbene molti analisti considerino questa concezione ovvia e scontata, giova ricordare che non è sempre stato così. Per lungo tempo BTC è stato inteso come un’arma monetaria, che serviva a sovvertire le gerarchie, dando a Cesare ciò che è di Cesare e al popolo ciò che è del popolo.

Bitcoin era un’idea rivoluzionaria, dirompente, pericolosa. Solo recentemente il mythos complessivo è passato da “sconfiggere il mostro” a “dalle stalle alle stelle”, o in termini crypto “a quando la Lambo?

Nel 2019, durante un’intervista in un podcast, Ben Hunt propose argomentazioni molto convincenti sui cambiamenti nella narrazione di Bitcoin che forse la community dovrebbe considerare con maggiore attenzione. Ben ritiene infatti che la nuova storia dell’oro digitale sia una trappola narrativa costruita ad arte:

“I bitcoiner si stanno scavando la stessa fossa in cui sono finiti i possessori d’oro negli ultimi 50 anni. Ti trovi in una posizione in cui speri che il sistema economico collassi […] si definisce balcanizzazione; è il significato originale di ghetto. C’è questo quartiere costruito apposta per te e tu pensi ‘Guarda com’è carino questo posto!’, poi ti ci trasferisci e ti rendi conto: ‘Ah, ora sono qui… Sono diventato il vecchio brontolone che urla contro le nuvole’.”

Secondo Ben si tratta di un modo molto triste di passare la propria vita, ed ha ragione da diversi punti di vista. Siamo come rane nell’acqua bollente; siamo stati attirati nel pentolone dalla promessa dell’arricchimento e ora siamo intrappolati in una narrazione che non racconta la vera storia di Bitcoin. Secondo me, è un enorme passo indietro per le ambizioni della community, che invece di apportare un cambiamento positivo al sistema, si è trasformata in un gruppo di persone ciniche che aspettano che vada tutto a rotoli per dimostrare che loro avevano ragione.

Forse Ben ha ragione. Forse i cosiddetti “poteri forti” hanno un ruolo molto maggiore nella storia di Bitcoin di quanto ci piacerebbe pensare. Forse la community la pensa in questo modo oggi perché il consenso è stato costruito a tavolino. Dopotutto, la narrazione dell’oro digitale serve a preservare lo status quo, non a metterlo in discussione. I governanti di tutto il mondo possono ignorarlo. La più grande minaccia alla loro sovranità monetaria è stata neutralizzata da un mero cambiamento nel dibattito. Sarà una coincidenza? Chi lo sa. Ma indubbiamente vale la pena di pensarci.

Bitcoin si sta avvicinando ad un punto di flessione ontologico

A prescindere da ciò che si possa pensare delle ricerche di Ben su Bitcoin e l’origine dell’idea della riserva di valore, la cosa più importante da considerare è che BTC è ancora un’idea non consolidata. Bitcoin è ancora in divenire, alla ricerca della sua evoluzione finale.

La narrazione attualmente dominante è solo una delle tante che lottano per l’anima di Bitcoin: nasce dalla crisi finanziaria del 2008 e da essa la sua identità attuale è stata fortemente influenzata, se non interamente plasmata. Ciò, però, potrebbe anche non essere necessariamente lo stadio finale di BTC. Una moneta solida, una valuta globale, un sistema di pagamento, denaro digitale anonimo e fungibile: sono tutte visioni di Bitcoin che, nelle condizioni giuste, potrebbero riemergere.

Ora che stiamo affrontando la peggiore crisi economica degli ultimi cento anni, “Bitcoin come riserva di valore” è un argomento di dibattito sempre più discusso, il che significa che potrebbe affermarsi definitivamente da un giorno all’altro. Le banche centrali stampano più moneta di quanto abbiano mai fatto e Bitcoin è in grado prosperare in simili condizioni macroeconomiche.

Siamo ad un punto di svolta storico.

Se Bitcoin non avrà buone performance come asset finanziario slegato da tutti gli altri e non aumenterà (o almeno manterrà) il proprio valore rispetto alle fiat, la narrazione attuale andrà in pezzi e BTC dovrà riappropriarsi di alcune precedenti idee, oppure reinventarsi come qualcosa di totalmente nuovo.

Al contrario, se Bitcoin dovesse avere successo come riserva valutaria, allora questo discorso si consoliderà e diventerà stabile.

Qualunque sia la forma che BTC assumerà una volta sorpassato questo orizzonte temporale, sarà quella che lo definirà negli anni, se non nei decenni, a venire.

Stefan Stankovic è uno scrittore di criptovalute a tempo pieno e un appassionato di podcast part-time. Ha conseguito un master in Diritto Commerciale, con una tesi di laurea sulla regolamentazione delle criptovalute. Trascorre il suo tempo libero facendo l’avvocato da strapazzo e sollevando oggetti pesanti da terra. Con la mente.

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