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perché ho lasciato un comodo impiego statale per il mondo crypto

Quando lavoravo nel settore dell’Operation Security per il governo austriaco, pensavo che fossimo noi “i buoni“. Dopo aver appreso quanto fosse semplice per certe istituzioni o per persone in posizioni di potere accedere ai dati dei cittadini, ho cominciato rapidamente a capire come la privacy fosse sotto attacco da circa 100 anni. In un mondo post-COVID-19, temo che questi attacchi stiano peggiorando.

Quando ho accettato un lavoro come specialista OpSec per il governo, non avrei mai pensato a quello che penso oggi: sono diventato scettico nei confronti del sistema. Ora metto tutto in discussione. All’inizio, però, non ho avuto il coraggio di confrontarmi con nessuno.

Sono figlio di un diplomatico austriaco, e per un certo periodo abbiamo vissuto in Nord Africa. Più tardi, nel corso della mia vita, sono tornato in Africa e durante le ferie dal lavoro ho viaggiato molto. È stato allora che ho attraversato un periodo di trasformazione personale.

Scegliere la decentralizzazione

Ho capito che la mia vera passione era lavorare su tecnologie che potessero rendere il nostro mondo un luogo più libero, più giusto e più pacifico. Temevo che, se avessi continuato sulla strada che avevo intrapreso, avrei avuto un crollo mentale. Non volevo più far parte del sistema: volevo fare cose di cui potevo essere orgoglioso, desideravo fortemente provare a cambiare il mondo.

Quindi mi sono licenziato e mi sono unito al nascente settore crypto, non per fare soldi ma per aiutare a rendere il mondo un posto migliore. Le blockchain possono portare libertà di parola, uguaglianza e pace. Quando ho lasciato il mio comodo posto di lavoro governativo, tutti quelli che conoscevo mi hanno riso in faccia. Mi hanno chiesto: “Cos’è Bitcoin?“, “Perché non fai qualcosa di serio?

La risposta è semplice: credo nella privacy e nella libertà di parola. Credo che gli esseri umani dovrebbero essere liberi, mai costretti a fare qualcosa contro il loro volere. Ogni individuo dovrebbe essere libero di fare ciò che vuole, a patto che non faccia del male a nessun altro. Quando sarò sul mio letto di morte, non voglio pentirmi di ciò che ho fatto. Non voglio lasciare ai miei figli un mondo peggiore di quello che ho trovato io, ridotto come l’Oceania del romanzo “1984” di George Orwell. Sembra però che siamo diretti verso quella direzione.

La risposta all’epidemia di COVID-19

I governi hanno sfruttato la pandemia di coronavirus per diventare ancor più centralizzati. Leggendo i report sui software di contract-tracing, mi rendo conto di come questa pandemia sia stata utilizzata per attuare controlli ancora più stringenti sulle persone.

Il Fondo Monetario Internazionale ha definito la risposta dei governi alla pandemia “Il Grande Lockdown”: tutto questo mi ha convinto che non siamo liberi. Negli ultimi mesi ci è stato vietato di viaggiare, e molti di noi non hanno ancora il permesso di incontrarsi con le persone non conviventi. Non ci è permesso visitare i nostri genitori, i nostri nonni e i nostri fratelli, eppure le grandi multinazionali sono aperte e molte non hanno mai chiuso.

L’esigenza di praticare il distanziamento sociale, che preferisco chiamare “distanziamento anti-sociale”, avrà un grande impatto sulla salute mentale in tutto il mondo. I documenti segnalano già un aumento dell’ansia, della depressione e dei suicidi. I giovani ne saranno particolarmente colpiti perché sono loro che stanno cercando di far crescere la propria rete sociale. Vedremo l’effetto su queste persone tra cinque o dieci anni. E se la pandemia dovesse peggiorare, qualora tornasse durante questo autunno o questo inverno, allora potremmo tornare in lockdown, con conseguenti implicazioni a lungo termine per i nostri diritti, l’economia e la società.

Ci sono momenti in cui ti rendi conto di non avere molte chance. Per quelli di noi che sostengono la libertà e la decentralizzazione, questo è uno di quei momenti. Viviamo in una società centralizzata. Le nostre libertà e i nostri diritti personali sono stati troppo spesso un’illusione. Molto probabilmente, il mondo decentralizzato che le crypto cercano di creare fallirà e questo dobbiamo accettarlo. Ma dobbiamo anche affrontare questa sfida. Dobbiamo migliorare i sistemi decentralizzati più di quanto ci si aspetti, così da dimostrarne l’affidabilità. Non ci sarà nulla di più appagante che mantenere le nostre promesse di libertà al mondo.

Perché dovremmo preferire la tecnologia blockchain?

Il Bitcoin (BTC) è una moneta sicura, senza confini e non inflazionistica. Ha ispirato l’innovazione decentralizzata e la fondazione di un mondo più equo. In questo mondo, i sistemi operativi e i dispositivi tecnologici —  come personal computer, smartphone e Internet of Things — sono gestiti tramite un client decentralizzato e non vengono controllati da un’autorità centrale.

Le reti blockchain, le reti peer-to-peer e le tecnologie decentralizzate costituiscono il primo strato di questa società libera. Chiunque, ovunque, può comunicare, guadagnare denaro e costruirsi una reputazione in questo collage di reti sociali e finanziarie, godendo della libertà di parola.

Il mondo crypto ha fatto molta strada da quando i miei amici e la mia famiglia hanno riso di me per aver lasciato quel comodo lavoro nel governo del mio Paese, tanti anni fa. Non vedo l’ora di donare ai miei figli quel futuro più luminoso che ho sempre sognato. Anche se non cambierò il mondo, non rimpiangerò il lavoro da me compiuto perché sto facendo tutto il possibile per innestare l’idea di un domani migliore nella mente della gente.

I punti di vista, i pensieri e le opinioni qui espressi sono esclusivamente dell’autore e non riflettono o rappresentano necessariamente i punti di vista e le opinioni di Cointelegraph.

Kadan Stadelmann è uno sviluppatore blockchain, esperto di Operation Security e CTO della piattaforma Komodo. La sua esperienza spazia dall’Operation Security nel settore governativo al lancio di start-up tecnologiche, dallo sviluppo di applicazioni alla crittografia. Kadan ha conosciuto la blockchain nel 2011 e si è unito a Komodo nel 2016.

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