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PayPal entra nel mondo dei servizi crypto, ma come sarà regolamentata?

Nella giornata di mercoledì 21 ottobre, PayPal ha confermato che nei prossimi mesi aggiungerà la possibilità di processare pagamenti crypto sulla sua piattaforma.

Il servizio sarà inizialmente lanciato negli Stati Uniti, dove PayPal è diventata la prima azienda a ricevere la nuova “conditional BitLicense” del New York Department of Financial Services (NYDFS), un esperimento lanciato dall’autorità di regolazione la scorsa estate. 

Il diavolo sta nei dettagli

La notizia è sicuramente una novità enorme per il mondo crypto, ma PayPal dovrà affrontare scrupolosi controlli. La conditional BitLicense prevede che i licenziatari debbano essere affiancati ad aziende che hanno licenze “complete” (in questo caso, Paxos) che fungeranno in qualche modo da mentori. Secondo il NYDFS, infatti, i licenziatari “possono essere soggetti ad esami approfonditi“.

La conditional BitLicense ha una durata di due anni, il suo rinnovo o upgrade allo status di licenza completa dipenderà interamente dalla decisione del Sovrintendente dell’autorità di regolamentazione, Linda Lacewell. 

I dirigenti di PayPal si sono rifiutati di precisare quali saranno questi “esami più approfonditi”, suggerendo invece a Cointelegraph di chiedere spiegazioni al NYDFS. Tuttavia, anche il portavoce del NYDFS non ha fornito dettagli in merito.

Infine, nessuno a Paxos ha voluto commentare sul rapporto che l’azienda avrà con PayPal. Tutte e tre queste società hanno profuso grandi sforzi per pubblicizzare la notizia, senza però voler entrare nei dettagli della regolamentazione. Il loro disinteresse a farlo, anche a fronte di domande specifiche, è a nostro parere preoccupante.  

Crypto è chi Crypto fa

Nessuno degli interessati ha voluto fare chiarezza in merito agli specifici obblighi cui PayPal (con i suoi 340 milioni di utenti a livello mondiale) dovrà sottoporsi per soddisfare le autorità di regolamentazione. Chiaramente l’azienda dovrà fare tutto il possibile per far sì che le crypto si comportino molto diversamente sulla propria piattaforma rispetto al resto del mercato. 

PayPal ha sempre raccolto dati dei consumatori, ed il suo wallet sarà non soltanto custodial ma anche isolato. In base alle FAQ rilasciate dall’azienda, gli utenti non possederanno le proprie chiavi private, né potranno spostare i propri asset su altri wallet: 

“Attualmente, puoi detenere all’interno del tuo account soltanto le criptovalute acquistate tramite PayPal. […] Inoltre, le criptovalute presenti nel tuo account non potranno essere trasferiti ad altri account, sia su PayPal che al di fuori di esso.”

Quindi, non solo le crypto detenute su PayPal non saranno “degli utenti”, ma questo potrebbe diventare un precedente a cui, in futuro, potrebbero doversi conformare tutte le grandi aziende che desidereranno entrare nel settore crypto.

Da qualche tempo le autorità di regolamentazione discutono di istituire delle “whitelist”: questo significa che gli exchange crypto e le aziende che cercano di rispettare le norme più severe potranno effettuare transazioni solo con wallet precedentemente approvati. Questa pratica, però, non è ancora entrata in vigore. 

Al momento possiamo solo fare speculazioni, ma i regolatori potrebbero permettere a PayPal di utilizzare le crypto solo impedendo che esse vengano spostate su altre piattaforme, il che sarebbe ben più stringente di una semplice whitelist. 

Questo significa che l’utente sarebbe pienamente dipendente dall’intermediario, non potrebbe svolgere alcun trasferimento peer-to-peer e non sarebbe in grado di scambiare valore con persone che non hanno già un account PayPal. E le crypto, almeno per ora, non sono questo. 

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