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Nvidia, accusata di aver mentito sui profitti generati grazie ai miner, vince la causa legale

Una causa legale della durata di tre anni vedeva coinvolta Nvidia per aver “mentito in merito a vendite per un miliardo di dollari” durante la bull run del 2017-2018. Tale causa si è conclusa il 2 marzo: il giudice del tribunale distrettuale della California si è pronunciato a favore dell’azienda.

La società è stata accusata di aver ingannato gli investitori sostenendo che la maggior parte della domanda provenisse dai videogiocatori e non dai miner di criptovalute. Secondo un sommario del caso pubblicato da Law360, il giudice Haywood Gilliam ha accolto la richiesta di Nvidia di archiviare la causa sulla base del fatto che i querelanti, ex dipendenti della società, non erano in grado di dimostrare che l’azienda avesse agito con “consapevole incoscienza’’ quando non aveva dichiarato che una porzione significativa dei profitti provenisse da miner e non da videogiocatori.

Il principale querelante è Ironworkers Local 580 Joint Fund, un piano di benefici per i dipendenti che ha investito nelle azioni Nvidia. La compagnia sostiene di agire anche per conto di tutti coloro che hanno acquistato azioni della società nel periodo compreso tra il 10 maggio 2017 e il 14 novembre 2018. L’accusa ha anche citato alcune ricerche condotte da Prysm Group e RBC Capital Markets, secondo le quali Nvidia avrebbe sottostimato le vendite ai miner per ben 1,13-1,35 miliardi di dollari.

Il giudice Gilliam ha pertanto dichiarato Nvidia non colpevole, riferendo agli accusatori che “non è sufficiente sostenere che il settore del gaming sia il business principale dell’imputato’’. Il giudice ha inoltre respinto le accuse di violazione delle leggi sui titoli azionari, archiviando il processo senza possibilità di modifica:

“Per dimostrare che una mancanza di consapevolezza sia effettivamente incosciente, i querelanti devono presentare fatti che provino cattiva condotta consapevole o intenzionale.”

Nvidia ha registrato una rapida crescita nella seconda metà del 2017 e nella prima metà del 2018. Tuttavia le sue azioni sono crollate di quasi il 30% dopo che, a fine 2018, la società ha annunciato un calo delle entrate: è questo il motivo per cui alcuni investitori hanno accusato Nvidia di non aver segnalato che una percentuale significativa dei guadagni proveniva dalle vendite di GPU ai miner.

Ironia della sorte, negli ultimi mesi le schede grafiche Nvidia sono tornate a essere le preferite dei miner. La forte domanda dal settore crypto ha spinto l’azienda a lanciare la nuova serie di schede CMP, progettate appositamente per il mining.

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