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Molti stanno studiando le CBDC ma nessuno sembra voler fare la prima mossa: siamo in uno stallo?

Il Canada non vuole “sorprese” per quanto riguarda le CBDC: in una recente intervista rilasciata a Reuters, il governatore della Bank of Canada, Tiff Macklem, ha chiarito l’approccio del Paese alle CBDC, sottolineando che l’ente non ritiene vi sia una necessità impellente di emetterne una in questo momento. 

Secondo Macklem, la concorrenza e il coordinamento tra gli Stati rimane la questione chiave a questo proposito: 

“Se un altro Paese ha una CBDC e noi no, questo potrebbe certamente creare dei problemi. Quindi vogliamo essere sicuri di essere pronti. Le valute si muovono oltre i confini, e quindi non vogliamo certo essere sorpresi da qualche altro Paese.”

A tal fine, Macklem ha dichiarato che il Canada sta lavorando con i suoi partner del G7 per garantire che le informazioni, la pianificazione e le possibili timeline relative alle CBDC siano condivise.

Il Paese ha un progetto di ricerca collaborativo sulle CBDC, definito Project Jasper, in corso sin dal 2017: si concentra sulle applicazioni wholesale delle Central Bank Digital Currencies. Nello specifico, Jasper ha condotto esperimenti con tecnologie a registri distribuiti tramite una cooperazione tra pubblico e privato, coinvolgendo player come il consorzio R3, Accenture, J.P. Morgan Chase, l’Autorità Monetaria di Singapore e la Banca d’Inghilterra. 

Il Canada ha recentemente iniziato ad assumere personale per il potenziale sviluppo di una CBDC, segnalando il suo interesse a lavorare con candidati che hanno una conoscenza approfondita delle attuali crypto private e delle loro tecnologie di base.

Ed in effetti, oltre alle iniziative delle altre banche centrali, la Bank of Canada ritiene che anche le stablecoin private come Libra possano potenzialmente innescare una rivoluzione che giustificherebbe l’emissione di una CBDC.

In quest’ottica, il Canada è allineato all’Eurozona ed agli Stati Uniti nell’opposizione alle ambizioni di Facebook in materia di valute digitali.

La mossa di gran lunga più coraggiosa nel panorama delle CBDC è lo yuan digitale cinese, che è già stato sperimentato nelle principali città e nelle regioni economicamente più dinamiche del Paese.

Da un lato questo ha certamente tinto di geopolitica la corsa mondiale alle CBDC, ma dall’altro alcuni Paesi rimangono scettici in merito ai reali vantaggi che tale tecnologia può produrre.

Dmitry Peskov, rappresentante speciale del Presidente della Federazione Russa sullo sviluppo digitale e tecnologico, ha recentemente sostenuto che i rischi finanziari legati all’emissione di una CBDC sono così grandi  che potrebbe essere più vantaggioso aspettare ed imparare dall’esperienza degli altri Stati.

Dello stesso avviso si è detto il presidente della Fed statunitense, Jerome Powell, che ha sottolineato come, con riferimento alla valuta digitale, sia “più importante che gli Stati Uniti facciano le cose per bene piuttosto che arrivare per primi”.

Dopo aver fatto progressi significativi nello sviluppo della CBDC e nei progetti pilota, ora la Cina sembra voler recuperare il terreno perduto anche sul fronte legislativo e normativo. La Banca Popolare Cinese ha pubblicato la scorsa settimana una bozza di consultazione pubblica che cerca, tra le altre cose, di sancire il primato dello yuan digitale rispetto a potenziali concorrenti terzi. 

Infine, in ottica internazionale, la Banca dei Regolamenti Internazionali si sta coordinando con le banche centrali di Canada, Regno Unito, Giappone, Unione Europea, Svezia e Svizzera per valutare scrupolosamente le CBDC dal punto di vista tecnico, normativo ed istituzionale.

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