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Market cap di Bitcoin a 1.000 miliardi di dollari: bolla o goccia nell’oceano?

Il 19 febbraio, la capitalizzazione di Bitcoin (BTC) ha per la prima volta superato i 1.000 miliardi di dollari. Sebbene sia stato un momento emozionante per gli investitori, ha anche portato alla luce il timore che attualmente il mercato si trovi in una bolla.

Sebbene soltanto poche società al mondo siano riuscite a superare tale traguardo, a differenza di oro, argento e Bitcoin, le azioni generano guadagni che potrebbero essere reinvestiti in buyback, dividendi o nello sviluppo di altre fonti di reddito.

D’altro canto, man mano che l’adozione di Bitcoin aumenta, queste stesse società potrebbero investire parte della loro liquidità in asset non soggetti ad inflazione, facendo così aumentare la domanda per oro, argento e BTC.

Come mostrano i dati, tale diversificazione fra Bitcoin e asset tradizionali offre agli investitori il miglior rapporto fra rischi e benefici: sta diventando sempre più difficile per le aziende ignorare questa opportunità.

Il fatto che Bitcoin abbia superato i 1.000 miliardi di dollari potrebbe sembrare un’impresa non particolarmente significativa, fino a che non si compara la capitalizzazione della criptovaluta con quella di altri importanti asset globali: ad oggi, meno di dieci asset hanno raggiunto tale traguardo.

Le 20 compagnie più profittevoli al mondo. Fonte: Fortune.com

Le 44 compagnie più profittevoli al mondo generano complessivamente ogni anno entrate per oltre 1.000 miliardi di dollari. Alcuni azionisti potrebbero reinvestire i loro dividendi in altri titoli azionari, ma altri potrebbero spostare la propria attenzione verso Bitcoin.

Mille miliardi non è nulla rispetto al settore immobiliare

Ma i guadagni societari non sono gli unici flussi che potrebbero riversarsi negli asset digitali. Alcuni analisti ritengono che parte degli investimenti nel settore immobiliare potrebbe migrare verso asset più rischiosi, incluso Bitcoin.

Oppure gli attuali detentori di immobili redditizi potrebbero essere interessati a diversificare i propri investimenti: azioni, commodity e Bitcoin potrebbero diventare i principali beneficiari di questi flussi di denaro.

Mercato immobiliare globale
Mercato immobiliare globale. Fonte: Visualcapitalist.com

Come mostra il grafico qui in alto, il mercato globale degli immobili agricoli è valutato 27.000 miliardi di dollari. Lo U.S. Department of Agricolture stima un ritorno del 4,2% nel 2020. Sebbene siano dati molto grezzi, considerando che ci sono vari casi d’uso per gli immobili agricoli, è molto probabile che il settore generi ogni anno oltre mille miliardi di dollari.

Come recentemente riportato da Cointelegraph, 51,9 milioni di persone nel mondo hanno un patrimonio di almeno 1 milione di dollari, esclusi i debiti. Sebbene questo rappresenti solo l’1% della popolazione, tali individui posseggono complessivamente 173.000 miliardi di dollari: in altre parole, un “insignificante” ritorno annuale dello 0,6% su tali asset sarebbe abbastanza per creare 1.000 miliardi di dollari.

Se siamo in una bolla, Bitcoin non è da solo

Queste cifre evidenziano come un market cap di 1.000 miliardi non significhi necessariamente che Bitcoin sia una bolla.

Forse i massimalisti di Bitcoin hanno ragione: gli asset globali sono fortemente gonfiati anche a causa della mancanza di opzioni “scarse” e sicure dove depositare la propria ricchezza. In questo caso, una deflazione degli asset su scala globale limiterebbe anche il potenziale di crescita di BTC. A meno che non si pensi che una criptovaluta possa estrarre ricchezza dal nulla, cosa alquanto improbabile.

Il precedente confronto tra azioni, immobili agricoli e ricchezza globale dimostra anche quanto in realtà insignificante sia l’attuale capitalizzazione di Ether (ETH), pari a di 244 miliardi di dollari, e di tutte le altre altcoin, equivalente a 610 miliardi.

Che nessuno dei profitti derivanti da aziende o immobili venga allocato in criptovalute è quasi impossibile: un afflusso annuale di appena 100 miliardi di dollari in Bitcoin sarebbe cinque volte superiore ai 20,3 miliardi di dollari in monete estratte ogni anno, supponendo un prezzo di 59.500$.

Per esempio, 100 miliardi di dollari investiti in Bitcoin sarebbero solo il 5% dei 2.000 miliardi derivanti ogni anno da dividenti e settore immobiliare. Un simile investimento sarebbe quasi insignificante per l’oro, la cui capitalizzazione è di oltre 11.000 miliardi, ma svolgerebbero un ruolo chiave nella crescita di Bitcoin.

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