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Lo yuan digitale cinese è una cyber-arma economica, ma gli Stati Uniti sono sulla via del disarmo

I regolatori ed i legislatori sono preoccupati che una valuta digitale da parte di Facebook possa competere con le valute nazionali. Hanno affrontato il problema approvando leggi che bloccano l’innovazione, impedendo a Big Tech di entrare nel mondo della finanza.

Eppure c’è una minaccia che nessuna legislazione può reprimere, accentuata dalle reazioni ottuse di un inesperto Congresso degli Stati Uniti. La prospettiva di una moneta digitale cinese usata come arma è un preoccupante pericolo per la sicurezza nazionale, e gli Stati Uniti dovrebbero sfruttare il potere di Big Tech per affrontarla e sconfiggerla.

Dall’altra parte del mondo la Cina sta correndo nella direzione opposta, ironicamente stimolata anche dallo spauracchio di Libra, la moneta digitale di Facebook. Nel bel mezzo di una guerra fredda economica con gli Stati Uniti, la Cina sta sviluppando una potente cyber-arma, lo yuan digitale, che punta a detronizzare il dollaro dal suo dominio economico globale.

Per reagire in modo strategico e proteggere la sicurezza nazionale, gli Stati Uniti hanno bisogno di una risposta coordinata che faccia leva sulle proprie aziende tecnologiche, non che le disarmi.

La promessa, e la minaccia, di uno yuan digitale è che esso possa alimentare ed estendere la tecnologia online della Cina per creare un mercato comune globale. Vaste fasce della popolazione mondiale non hanno accesso alle banche. L’Indonesia, ad esempio, ha una delle popolazioni più numerose al mondo e registra più cellulari che persone. Ma oltre il 60% degli abitanti non possiede un conto bancario.

Gli indonesiani non sono i soli. Secondo la Banca Mondiale, 1,7 miliardi di adulti in tutto il mondo usano il contante perché non hanno dei conti correnti. Tuttavia, circa due terzi di queste persone (1,1 miliardi) possiedono un cellulare che può essere utilizzato per effettuare e ricevere pagamenti. Nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo, i telefoni cellulari sono pronti a diventare banche.

La Cina spinge l’acceleratore sui pagamenti mobile-first

La Banca dei Regolamenti Internazionali riferisce che negli ultimi dieci anni i rapporti bancari transfrontalieri sono diminuiti di circa un quinto. Abbassare il profilo di rischio è una delle ragioni principali di questo mutamento. Le banche stanno abbandonando tali rapporti a causa di obblighi di conformità estesi e costosi, che mirano a contrastare il riciclaggio e reprimere l’evasione fiscale. Ciò si traduce in costi più elevati che danneggiano i paesi che dipendono dalle rimesse per fornire una fonte critica del reddito familiare ed una parte sostanziale del prodotto interno lordo. Questi costi, a loro volta, creano pressioni per spostare i pagamenti al di fuori del sistema bancario verso canali non bancari.

La Cina sa come sfruttare i telefoni cellulari e la tecnologia finanziaria per sfidare e oltrepassare i limiti delle banche tradizionali. In Cina, i pagamenti mobili si sono diffusi a macchia d’olio perché non esisteva un sistema di carte di credito o di debito. Alipay e WeChat Pay ora gestiscono più pagamenti al mese di quanto non facesse PayPal nel 2017 (451 miliardi di dollari). Insieme hanno più di 1,7 miliardi di clienti attivi in tutta la Cina. Per contro, Apple Pay, che è installato su ogni iPhone, è attivato solo su 383 milioni di telefoni. 

Alipay e WeChat Pay sono stati sviluppati da Alibaba, il più grande rivenditore al dettaglio e società di e-commerce del mondo con un market cap che ha quasi toccato i 600 miliardi di dollari prima della crisi legata al coronavirus (e si attesta ancora a oltre 510 miliardi di dollari), e Tencent, una delle più grandi società di social media al mondo e la prima società asiatica a superare un valore di mercato di 500 miliardi di dollari. Insieme, hanno unito social media, e-commerce e pagamenti per creare un’infrastruttura commerciale online avanzata, che sovrasta le capacità delle Big Tech occidentali.

Alibaba, ad esempio, ha creato un motore di vendita online per i consumatori che è più potente di Amazon e dei suoi colleghi. Nel 2019, le vendite del Singles Day di Alibaba hanno raggiunto oltre 31 miliardi di dollari, mentre le vendite online del Black Friday e del Cyber Monday degli Stati Uniti sono state rispettivamente di circa 7,4 miliardi di dollari e 9,4 miliardi di dollari. Inoltre, durante il picco di spesa del 2019 per il Singles Day, il motore Alibaba ha gestito 544.000 ordini al secondo. Questo supera di gran lunga la capacità globale dichiarata da Visa di 65.000 transazioni al secondo. 

Il successo ha portato queste aziende a migrare verso i servizi finanziari. Ant Financial, la società madre di Alipay, è la startup fintech con maggiore valutazione del pianeta. Ospita il più grande fondo del mercato monetario del mondo, con la liquidità di quasi 600 milioni di utenti della sua rete di pagamenti mobili. Tencent è diventata una delle più grandi società di investimento al mondo. 

Tencent e Ant Financial sono partner ideali per il lancio dello yuan digitale. Possono fornire l’infrastruttura dei mobile wallet e collegare gli utenti alle piattaforme di e-commerce e servizi finanziari. È importante sottolineare che possono collaborare con la People’s Bank of China per distribuire lo yuan digitale all’estero. 

Costruire la Nuova Via della Seta

Tutto questo si sposa perfettamente con l’iniziativa cinese “Belt and Road Initiative”, che mira a costruire una nuova Via della Seta che colleghi l’Asia con l’Europa e l’Africa. Secondo Deutsche Bank, “la BRI raggiunge ben il 65% della popolazione mondiale, coprendo la metà del prodotto interno lordo (PIL) mondiale, il 75% di tutte le riserve energetiche conosciute e un quarto di tutti gli scambi transfrontalieri di beni e servizi“. La distribuzione internazionale dello yuan digitale e dei mobile wallet collegherà direttamente le popolazioni attraverso la nuova Via della Seta e bypasserà le infrastrutture finanziarie esistenti. Fornirà a coloro i quali non hanno accesso ai servizi bancari una modalità per pagare online e risparmiare denaro.

A ulteriore sostegno del BRI, la finanza commerciale globale può essere rimodellata combinando lo yuan digitale con la tecnologia avanzata delle piattaforme commerciali per creare un pool di liquidità globale. Con il sostegno del presidente cinese Xi Jinping, la Banca Centrale Cinese si è mossa in questa direzione. Dato che le prime quattro banche al mondo sono cinesi, ha la forza patrimoniale per andare avanti con credibilità.

Con l’emergere del mercato dei token, uno yuan digitale sostenuto da PBoC avrà una notevole utilità (per la liquidazione istantanea dei pagamenti) e influenza, soprattutto in assenza di concorrenza da parte di altri attori statali. Entro il 2027, il 10% del PIL dovrebbe migrare verso gli asset digitali. 

Questi scenari dimostrano come la Cina possa fare leva su una valuta digitale ancorata alla moneta fiat per cogliere un’opportunità strategica unica di creare un sistema monetario internazionale multipolare e intaccare l’influenza economica degli Stati Uniti. 

Gli Stati Uniti sono pronti per il nuovo paradigma?

Non è chiaro, tuttavia, se gli Stati Uniti siano ben posizionati per affrontare questa minaccia macroeconomica. La banca centrale statunitense, la Federal Reserve, non ritiene che la moneta digitale sia necessaria, e si trova ad affrontare diverse altre sfide sul mercato interno, tra cui un’industria protezionista resistente all’innovazione e al cambiamento. 

Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ritiene che attualmente ci sia una scarsa domanda per una moneta digitale sostenuta della banca centrale. In una lettera del novembre 2019 al parlamentare French Hill, Powell ha suggerito che “molti dei problemi che la CBDC potrebbe potenzialmente affrontare non si applicano al contesto statunitense, tra cui lo scarso utilizzo del contante, settori bancari ristretti o altamente concentrati e, più in generale, infrastrutture di pagamento poco sviluppate. Il panorama dei pagamenti negli Stati Uniti è altamente innovativo e competitivo, con molte opzioni digitali veloci e affidabili disponibili per i consumatori. Non è ancora chiaro quale valore aggiunto potrebbe fornire una CBDC negli Stati Uniti“.

Powell ha respinto lo yuan digitale dal punto di vista della privacy, facendo eco alle preoccupazioni espresse dai legislatori statunitensi su Libra, commentando che “avere un libro mastro in cui si conoscono i pagamenti di tutti” non sarebbe attraente per gli Stati Uniti. Powell, però, riconosce che Libra è “un campanello d’allarme” e che le valute digitali “stanno per arrivare”.

Powell afferma che gli Stati Uniti non si trovano ad affrontare la sfida di un’infrastruttura di pagamento poco sviluppata. Gli osservatori, però, sottolineano come le banche statunitensi soffrano della stessa scarsa integrazione tra loro e mancanza di pagamenti in tempo reale che sono terreno fertile per una valuta digitale. Secondo il Brookings Institute, “l’antiquato sistema di pagamento americano inasprisce le disuguaglianze di reddito con una portata molto più ampia di quanto comunemente si pensi“. 

Negli Stati Uniti, il 6,5% di 129 milioni di famiglie non ha alcun accesso al sistema bancario, insieme ad altri 24,2 milioni di famiglie che hanno un accesso parziale. I conti correnti bancari gratuiti o a basso costo non sono più ampiamente disponibili e le fee sono aumentate, in particolare sugli scoperti e sulle commissioni sui fondi insufficienti. La mancanza di pagamenti in tempo reale penalizza i consumatori a basso reddito, più giovani, meno istruiti, appartenenti a una minoranza razziale o etnica, disabili o con redditi che variano notevolmente da un mese all’altro.

Il contesto storico della resistenza all’innovazione finanziaria

Nonostante gli Stati Uniti mantengano il più grande mercato dei pagamenti al mondo, sono anni indietro rispetto all’Europa nell’implementazione di un sistema di pagamento aperto e in tempo reale. I critici osservano che i consumatori statunitensi avrebbero potuto risparmiare oltre 100 miliardi di dollari se gli Stati Uniti avessero adottato i pagamenti in tempo reale nel 2007, quando lo ha fatto il Regno Unito. 

La stragrande maggioranza dei pagamenti americani si muove attraverso un sistema di compensazione automatizzato, l’ACH, che è di proprietà di un consorzio di grandi banche statunitensi e opera secondo principi di progettazione ideati anni fa, quando l’obiettivo era quello di abbandonare gli assegni cartacei. L’ACH è un sistema operativo batch che non offre spostamenti di fondi o pagamenti in tempo reale e solo le banche vi si possono collegare direttamente. Questo, di fatto, impedisce la concorrenza e mantiene i costi più elevati per i consumatori e le imprese.

Nel 2012, un’iniziativa di ACH per accelerare il sistema è stata bocciata da diverse grandi banche. All’epoca, gli analisti avevano commentato che le principali sfide per lo sviluppo dei pagamenti in tempo reale negli Stati Uniti sono “la scarsità di innovazione dimostrata dall’industria dei servizi finanziari e la sua mancanza di coraggio nel sperimentare nuovi modelli di pagamento che potrebbero minacciare gli attuali flussi di reddito“. I pagamenti in tempo reale sono disponibili attraverso il sistema FedWire, gestito dalla Federal Reserve degli Stati Uniti, ma sono proibitivi per molti consumatori, costando tra i 25 e i 40 dollari per transazione.

L’ACH sta ora procedendo con un sistema Same-Day, ma in ogni caso, esso non fornisce pagamenti istantanei o trasferimenti di fondi in giornata. Le banche più piccole non aderiscono al sistema, in quanto è gestito dai loro principali concorrenti, e si rivolgono alla Federal Reserve affinché sviluppi un sistema di pagamenti 24 ore su 24 e in tempo reale. Questo progetto, chiamato FedNow, non dovrebbe essere lanciato prima del 2023 o del 2024. Le grandi banche lo considerano una concorrenza inutile, mentre le piccole banche cercano di assicurarsi che sia più giusto, in particolare per quanto riguarda i prezzi, rispetto alle opzioni esistenti.

Le banche hanno anche fatto attivamente pressione sul Congresso per impedire alla Fed di fornire a FedNow l’accesso alle organizzazioni fintech, citando le protezioni che le banche tradizionali offrono ai clienti e gli investimenti da loro effettuati nel sistema di pagamento.
FedNow opererà in parallelo a Zelle, un servizio di pagamento peer-to-peer creato nel 2017 e di proprietà di sette grandi banche. Zelle fornisce solitamente pagamenti istantanei tra conti bancari statunitensi facendo leva sui numeri di identificazione bancaria sulla rete ACH, anche se i limiti delle transazioni sono bassi. Il regolamento effettivo non è “in tempo reale“, ma i membri accettano di rendere immediatamente disponibili i fondi. Circa 100 istituti finanziari sono presenti sulla rete Zelle. 

Venmo, una filiale di PayPal, è il principale rivale di Zelle. Venmo è un servizio di overlay che emula i pagamenti in tempo reale all’interno di un sistema a circuito chiuso, ma i fondi devono essere depositati e prelevati tramite conti bancari collegati e carte di credito idonee, il che aggiunge latenza al processo. 

In altri paesi, le banche centrali hanno fatto pressioni per ottenere sistemi di pagamento più veloci e hanno promosso la concorrenza riducendo il dominio e il controllo delle banche. Per contro, la Federal Reserve non ha un’autorità di regolamentazione o di vigilanza plenaria sul sistema di pagamento statunitense.

Il modello europeo

In Europa, sin dal 2008 sono in corso iniziative per ridurre i tempi di pagamento tra i conti dei clienti, da quando è stato lanciato dal Regno Unito il Faster Payment Service. Il percorso verso il Faster Payment Service è iniziato con una revisione della concorrenza bancaria commissionata dal Tesoro del Regno Unito.

Si è sviluppato in un mandato per guidare l’innovazione e offrire una maggiore scelta, una migliore qualità e prezzi più bassi per i consumatori, nonché la creazione di una potente autorità regolatrice dei sistemi di pagamento. L’iniziativa britannica è stata rafforzata in tutta Europa dalla prima direttiva sui servizi di pagamento, che ha fornito un quadro normativo per un mercato unico dei pagamenti nell’UE, o SEPA, e impone l’accredito delle transazioni al beneficiario entro il giorno lavorativo successivo. 

I governi europei continuano a guidare la concorrenza, l’innovazione e la trasparenza attraverso la legislazione sull’Open Banking. La seconda direttiva sui servizi di pagamento (PSD2), attuata nel 2018 in concomitanza con il lancio dei pagamenti istantanei SEPA (SCTInst), impone alle banche di fornire connettività a terzi per accedere ai dati dei conti dei clienti e per avviare i pagamenti in modo da poter creare nuovi prodotti e servizi. In particolare, PSD2 consente a società fintech, alle grandi aziende tecnologiche e ai rivenditori al dettaglio di qualificarsi come Payment Service Provider (PSP) e di competere direttamente con le banche.

I fornitori in grado di avviare servizi di pagamento da un conto bancario del cliente potrebbero includere Amazon, Google Pay, PayPal e Uber. Nel 2018, Transferwise è stato il primo PSP non bancario ad aderire a un sistema di pagamento del Regno Unito che processa le transazioni nella moneta della banca centrale. 

Escludere le fintech dal sistema finanziario

A differenza dell’Europa, gli Stati Uniti sono alle prese con il problema di consentire l’accesso al sistema bancario a soggetti non bancari. Nel 2019, a seguito della proposta di Libra da parte di Facebook, è partito un progetto di legge intitolato “Keep Big Tech Out of Finance”, che impedirebbe alle grandi aziende tecnologiche di creare piattaforme per la gestione della moneta digitale. Questa risposta ha precedenti nella legislazione statunitense che separa le banche dal “commercio”.

In origine, lo scopo era quello di impedire alle banche di impegnarsi in attività non bancarie e di perdere il denaro dei loro depositanti. Ma questa politica è stata invertita con il Bank Holding Company Act del 1956, emanato per impedire che una società commerciale, la Transamerica, diventasse un agglomerato bancario nazionale. Nella normativa, però, venivano previste delle eccezioni per alcune società commerciali, fino a quando Walmart cercò di entrare nel settore bancario, il che portò a proteste da parte di piccole banche e gruppi di lavoratori, a moratorie sulle concessioni di carte bancarie e a leggi esplicite di blocco. Alla fine del 2019, un giudice statunitense ha stabilito che un’autorità di regolazione nazionale, l’Ufficio del Controllore della Valuta, non ha l’autorità di emettere carte bancarie speciali che permettano alle fintech di accedere al sistema finanziario. 

Una falsa scelta tra innovazione e sicurezza

Impedire l’accesso da parte di soggetti non bancari permette di contestualizzare l’opposizione a Libra con l’argomento per cui Facebook dovrebbe necessariamente diventare una banca. Gli oppositori di questo progetto insistono sul fatto che se Facebook non lo fa, non ci sarà una protezione sufficiente della privacy e della sicurezza, o non sarà possibile controllare l’eventuale riciclaggio di denaro sporco. Ma questa è una falsa scelta. I critici vedono Libra come parte di una più ampia tendenza a confondere la finanza con il commercio, distinzione che essi intendono mantenere.

Da un punto di vista macroeconomico più ampio, Libra e le monete digitali hanno allarmato le banche centrali. Gli Stati temono di perdere il controllo dell’economia. La Commissione per i servizi finanziari della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti afferma che Libra porterà “a un sistema finanziario globale completamente nuovo, con base in Svizzera e destinato a competere con la politica monetaria statunitense e con il dollaro“. Gli Stati Uniti non si sono tuttavia uniti a un gruppo di banche centrali – tra cui la Banca d’Inghilterra, la Banca del Giappone e la Banca Centrale Europea – che collaborano con la Banca dei regolamenti internazionali per valutare il potenziale di una CBDC. 

Perdere di vista la Cina

Mentre la Commissione per i servizi finanziari della Camera sottolinea come Libra sollevi gravi preoccupazioni per la sicurezza nazionale, non fa alcun riferimento al pericolo che viene dalla Cina. Questo punto cieco è curioso, perché uno degli scopi fondamentali dello yuan digitale è proprio quello di erodere il potere del dollaro. Preoccupata dalla prospettiva che Libra rafforzi il dominio del dollaro, la Cina sta accelerando il lancio dello yuan digitale e probabilmente supererà Libra sfruttando i canali di pagamento e i social media forniti da Alipay e WeChat. 

Lo yuan digitale, essendo controllato dallo Stato, rappresenta per gli Stati Uniti una tipologia di minaccia diversa da quella di una valuta digitale supportata dalle aziende. Lo yuan digitale potrebbe essere trasformato in un’arma tattica o strategica. Con la sua espansione lungo la nuova Via della Seta, la Cina sarebbe in grado di attuare una sorveglianza totale sull’attività economica di oltre la metà della popolazione mondiale, monitorando le abitudini di spesa e le relazioni di tutti. Tenendo in mano le chiavi di autorizzazione, la Cina potrebbe congelare le transazioni che non le piacciono o sequestrare i beni digitali bloccando a piacimento i wallet dei clienti. I sistemi di precursori sono già in fase di introduzione in Cina, dove un sistema di “crediti sociali” punisce o premia il comportamento individuale. Ha già bloccato l’acquisto di milioni di biglietti aerei. 

Come arma asimmetrica della guerra cibernetica, lo yuan digitale non solo potrebbe proteggere gli avversari statunitensi dalle sanzioni finanziarie e dalla sorveglianza, ma potrebbe anche essere usato come una maglio per colpire i governi ostili. Le banche centrali hanno espresso la preoccupazione che una moneta digitale possa ridurre i depositi bancari, peggiorando la capacità delle banche di erogare prestiti e di finanziare lo sviluppo. Ma se i social media venissero usati per minare la fiducia in un governo e la stabilità della sua moneta, la fuga di capitali dalle banche nazionali a favore dello yuan digitale potrebbe innescare una crisi di liquidità nazionale. 

Per affrontare la sfida della sicurezza nazionale, gli Stati Uniti devono abbandonare la tattica dell’inconsapevole disarmo unilaterale, causata dal bando di Big Tech dalla finanza. Il sostegno delle aziende tecnologiche statunitensi è vitale se gli Stati Uniti vogliono salvaguardare il dollaro e impedire alla Cina di costruire un mercato digitale globale dominante. Senza di esso, gli Stati Uniti non possono sfruttare la potenza della loro tecnologia, le loro competenze e la loro velocità per preservare la loro sicurezza nazionale. 

La domanda dei consumatori è la vulnerabilità nella superficie d’attacco globale in cui si potrebbe incuneare una valuta digitale usata come arma. Il riconoscimento della minaccia è, d’altro canto, requisito fondamentale per una difesa efficace.

Secondo Chris Giancarlo, ex presidente della U.S. Commodity Futures Trading Commission, “Il XXI secolo digitale è malamente servito da una valuta di riserva analogica“. Un sondaggio del 2017 su 33.000 consumatori di servizi finanziari in 18 mercati rivela che più del 50% degli intervistati della Gen Y in Thailandia, Indonesia e Stati Uniti prenderebbero in considerazione di utilizzare servizi bancari di una società Big Tech.

Gli Stati Uniti devono bloccare e affrontare la Cina mentre avanza con lo yuan digitale. Non permettendo alle aziende tecnologiche di sfruttare la loro capacità innovativa, le loro competenze tecnologiche e la loro velocità, rischiano di far emergere una valuta globale che eclisserà il dollaro e ridurrà il potere degli Stati Uniti.

Da oltre due decenni, Jonathan Rosenoer aiuta le aziende al punto d’incontro fra tecnologie avanzate, rischi e conformità normativa. Ha lavorato come Senior Risk Management Executive per due delle più grandi banche del pianeta, JPMorgan e BNP Paribas, e ha contribuito a lanciare un sistema di pagamento basato su blockchain in IBM, dove lavorava come Master Inventor. È stato anche Consulting Partner presso KPMG. In passato ha coniato il termine “CyberLaw” e scritto il primo libro sul diritto su Internet. È membro degli State Bar in California e Washington.



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