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l’ex ricercatore ha presentato una mozione che chiede il suo rilascio

Virgil Griffith, ex ricercatore della Ethereum Foundation accusato di aver violato le sanzioni statunitensi contro la Repubblica Popolare Democratica di Corea, ha presentato giovedì scorso una mozione per respingere l’accusa mossa contro di lui, sostenendo che i procuratori del Southern District di New York non abbiano correttamente inquadrato il reato contestatogli.

Griffith, 37 anni, è stato arrestato dagli agenti dell’FBI il 28 novembre 2019, a seguito di una presentazione tenuta durante una conferenza svoltasi in Corea del Nord ad aprile. 

L’accusa afferma che durante l’evento Griffith avrebbe reso un servizio al governo nordcoreano sotto forma di “informazioni preziose” fornite ai funzionari della RPDC, e che avrebbe “partecipato a conversazioni” su come usare la tecnologia blockchain per evitare le sanzioni.  

Griffith, d’altro canto, asserisce che la sua presentazione fosse un “discorso molto generale basato su informazioni pubblicamente disponibili“. 

L’esito della mozione dipenderà dall’interpretazione che i giudici daranno a questa presentazione, cioè se essa sarà valutata come un’azione che intendesse violare le sanzioni statunitensi.  

Nella mozione, Griffith sostiene di non essere stato pagato per la sua presenza e di non aver firmato alcun contratto come consulente, motivo per cui egli non stava fornendo un “servizio” alla RPDC: pertanto, il suo discorso si trova fuori dal perimetro sanzionatorio del governo degli Stati Uniti, in base al Primo Emendamento.  

Inoltre, l’ex ricercatore sostiene che il suo discorso rientra esplicitamente nell’esenzione prevista dall’International Emergency Economic Powers Act in merito alla condivisione di “informazioni” e “materiale informativo”.  

Nella mozione si legge infatti che:

“Se il discorso che il signor Griffith avrebbe fatto non è considerabile ‘informativo’, allora niente lo è.”

Come riportato precedentemente da Cointelegraph, il caso ha diviso la community crypto. A dicembre il co-fondatore di Ethereum, Vitalik Buterin, aveva difeso il ricercatore dicendo:

“Non credo che quanto detto da Virgil abbia fornito alla RPDC un qualche aiuto concreto per fare qualcosa di male. Ha esposto una presentazione basata su informazioni pubblicamente disponibili in merito ad un software open-source. Non c’è stato nessuno strano “tutorial avanzato” di hacking. […]

Virgil non ha tratto alcun vantaggio personale dal viaggio. […] Spero che gli USA […] si concentrino sulla vera corruzione, con la quale essi (insieme a tutti gli altri Paesi) hanno a che fare, piuttosto che dare la caccia a programmatori che tengono discorsi.”

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