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le crypto sono un focolaio per le teorie complottiste

Nell’aprile 2020, Vin Armani ha fatto i bagagli con la sua famiglia e “ha preso l’ultimo volo verso un’isola sconosciuta nel mezzo del Pacifico.

L’influencer crypto ha suggerito, più volte, ai suoi 14.000 follower su Twitter che in America stanno sfruttando la pandemia per imporre una “tirannia totalitaria.” Essendo il CTO di CoinText, era preoccupato che le sue idee esplicite e i suoi legami al settore delle crypto avrebbero portato la “Gestapo” a “farlo scomparire.” Ora vive a Saipan, popolazione 50.000.

E sta accadendo anche altro,” spiega, citando il precedente storico del popolo ebraico in fuga dalla Germania prima della seconda guerra mondiale. “La nostra possibilità di movimento finirà per essere fortemente limitata e vi troverete in trappola. E questo avverrà nei punti di transito … dove le persone sgradite vengono fatte sparire. La gente che si trova sulla lista. Il totalitarismo ha sempre origine in un’emergenza.

Anche se molti nella comunità crypto condividono i suoi timori relativi all’erosione delle libertà civili durante la pandemia, Armani si è probabilmente spinto più in là di tutti. Quasi 10.000 chilometri più in là. Non si considera un complottista, ma semplicemente qualcuno che mette in discussione i presupposti della società sul denaro e il potere. Armani sostiene che il white paper di Bitcoin costituisce spesso il catalizzatore che “sveglia” le persone e le predispone per un viaggio di scoperta.

Odio le teorie complottiste,” spiega. “Perché non c’è bisogno di un complotto, basta un incentivo perverso. Il mondo funziona in un certo modo. Le persone agiscono nel proprio interesse.

Ha poi continuato:

“Lord Acton ha scritto: ‘Il potere tende a corrompere, e il potere assoluto corrompe in modo assoluto.’

Credo che quello che vediamo nella comunità crypto siano persone che hanno letto testi di economia… vediamo persone che riconoscono cos’è il governo, cos’è lo Stato e chi sono le persone che vogliono il potere statale.”

Armani sembra aver abbracciato quello che alcuni nelle sfere politiche americane chiamano “lo stile paranoico”. È un grande fan del famoso complottista inglese David Icke, che ha intervistato due volte nel suo show su YouTube. Riconosce il ruolo di Icke nella sua esperienza, affermando: “Mi ha svegliato 15 anni fa quando mi sono imbattuto per la prima volta nei suoi studi… David continua ad azzeccarci in pieno da 30 anni.

Icke ai microfoni

Icke crede che il mondo sia governato da un gruppo di alieni rettiliani mutaforma provenienti da Alpha Draconis che bevono il sangue umano; uno di questi sarebbe mascherato da regina d’Inghilterra. Armani sostiene che le opinioni di Icke si siano “evolute”, sebbene di recente Icke sia stato espulso da Facebook e YouTube per aver diffuso teorie complottiste relative a 5G e coronavirus.

Un altro Bitcoiner interessato a ipotesi poco ortodosse è Caleb Chen, che si occupa di content marketing per un famoso fornitore di VPN. Pur essendo “indeciso” su gran parte delle teorie complottiste, ogni giorno trascorre ore a setacciare le community su Reddit in cerca di “spiegazioni alternative” su ciò che sta davvero succedendo nel mondo.

Racconta che la comunità crypto è stato il posto in cui per la prima volta si è imbattuto in complottisti in un contesto reale: “Il primo Bitcoin meetup a cui ho partecipato è stato nel 2013. E sì, è in questo periodo che ho iniziato a incontrare queste persone. Non avevo mai incontrato qualcuno che non credesse nello sbarco sulla luna, o che fosse convinto che la Terra è piatta, prima di iniziare a partecipare a conferenze e meet-up su Bitcoin.

5G o non 5G?

Kirby Ferguson, scrittore/regista del documentario This Is Not A Conspiracy Theory, commenta che la comunità crypto è caratterizzata da un chiaro elemento di pensiero cospiratorio, anche se la speculazione sui prezzi e il gossip sono le maggiori preoccupazioni.

È senza dubbio presente quella sottocultura complottista,” spiega. “Credo sia una combinazione tra mentalità anticonformista, il sentimento di dissenso presente nell’ambito delle criptovalute, e le dubbie fonti di informazione mischiate lì dentro.

La sottocultura è grande abbastanza da essere ben visibile. Quasi mezzo milione di persone ha guardato il video “Global Pandemic Planned” su YouTube, nel quale si parla di un complotto che collega le crypto al COVID-19.

E le storie sul 5G che a quanto pare una persona su otto crede siano vere? La teoria che spiega come la pandemia sia stata simulata per insabbiare gli impatti del 5G sulla salute e per consentire a Bill Gates di installare un microchip nella popolazione con il suo vaccino? Tutta questa storia è stata inventata da un parroco appassionato di crypto dalla piccola cittadina di Luton, nel Regno Unito, che in passato ha offerto consulenze in materia di valute digitali a diverse banche centrali africane.

Il sito d’informazione crypto Trustnodes ha iniziato a seguire questo tema, dedicando molto spazio negli ultimi mesi a storie con titoli come America sull’orlo della dittatura, in cui viene suggerito che i lockdown hanno l’obiettivo di “reprimere l’umanità, incatenata e schiavizzata.

In un editoriale si legge: “Non c’è da stupirsi che la gente segua persone come Alex Jones…

Complotti crypto

Una possibile spiegazione della conduttività alle teorie complottiste tipica della comunità crypto è che in questo settore esistono davvero malintenzionati coinvolti in affari loschi. Ci sono whale che manipolano i mercati, ragion per cui la SEC continua a respingere gli ETF su Bitcoin.

La teoria secondo cui Tether non fosse davvero garantito 1:1 da dollari statunitensi è stata dimostrata corretta in tribunale. Diverse ICO erano finzioni elaborate, fabbricate per sottrarre denaro a investitori ingenui. E restano ancora oggi dubbi sulle circostanze che riguardano la morte del CEO di Quadriga — che ha precluso l’accesso dell’exchange a 145 milioni di dollari in crypto — tali da portare ad azioni legali per riesumare il corpo di Gerald Cotten.

Dietro ad ogni teoria complottista c’è sempre una sorta di verità, qualche fatto nascosto che rende più facile crederci,” spiega il regista Torsten Hoffman, che nel suo nuovo documentario Cryptopia parla della teoria complottista legata a Blockstream, società che si occupa dello sviluppo di Bitcoin e a quanto pare stracolma di rettiliani.

Ci sono persone nella comunità di Bitcoin Cash davvero convinte del fatto che Blockstream abbia deliberatamente ostacolato Bitcoin con un limite ristretto sulle dimensioni dei blocchi nell’ambito di un grande piano per spingere la gente verso le sue soluzioni di scalabilità, Lightning e Liquid. Ad esempio, su Reddit l’utente BitAlien ha scritto:

“Non è una teoria complottista, è una cospirazione. Blockstream esiste per paralizzare Bitcoin e consentire alle vecchie banche di mantenere il controllo su di noi. Seriamente, SVEGLIATEVI PECORE!”

Al tempo stesso alcuni nella comunità di Bitcoin credono che Roger Ver, sostenitore di blocchi più grandi, stia cercando di distruggere Bitcoin per pompare il prezzo di Bitcoin Cash.

Hoffman ammette di essersi perso nella tana del Bianconiglio per questa teoria complottista e di aver passato fin troppo tempo a investigare “informazioni riservate” sulle presunte tangenti distribuite da Blockstream a vari soggetti per ottenere ciò che voleva. Ma alla fine la verità sembra essere molto più noiosa: le due comunità avevano semplicemente delle reali differenze ideologiche sulla scalabilità della blockchain. In realtà, conclude, tutto si riduce alla seguente domanda:

“È denaro digitale o oro digitale? In base a quale tra queste due opzioni vuoi seguire avrai due soluzioni tecniche differenti.”

Il rasoio di Occam, il principio secondo cui la spiegazione più semplice è spesso quella corretta, aiuta a spiegare alcune di queste teorie. Tuttavia, non spiega come alcune persone arrivino a conclusioni davvero bizzarre, come l’utente di Reddit ShadowOfHarbinger secondo il quale Blockstream sia in realtà una copertura per la CIA.

Dal 2012-2013 la CIA è immischiata in affari di Bitcoin,” ha scritto con leggerezza, come se tutti ne fossero al corrente. “È solo un’operazione del governo e un’opposizione anch’essa sponsorizzata dal governo.

Si tratta di una nuova iterazione della teoria per cui la CIA avrebbe inventato Bitcoin. In fondo, è stata l’NSA ad inventare l’algoritmo di hashing utilizzato da Bitcoin, e ‘Satoshi Nakamoto’ in giapponese significa qualcosa di vagamente simile a “Central Intelligence.”

In cerca di risposte

Secondo Hoffman, non è così sorprendente che alcuni Bitcoiner abbiano opinioni poco ortodosse:

“Bitcoin è nato ai margini e ha iniziato a mettere in dubbio l’establishment, le regole economiche, il capitalismo e tutto il resto… ha messo in dubbio il mondo intero. Quindi queste persone dubitano anche di altre cose nella nostra società, ed è qui che si infilano le teorie complottiste.”

Gli appassionati di crypto e i complottisti condividono motivazioni simili: entrambi i gruppi vedono sé stessi come guerrieri che lottano contro una élite corrotta, che siano questi banchieri o illuminati. Entrambi i gruppi sospettano delle istituzioni e hanno una mentalità più aperta nei confronti delle idee inconsuete.

Quindi, considerando quanto il sistema finanziario sia opaco e incredibilmente complesso, non dovrebbe sorprendere quando alcuni finiscono in vicoli ciechi nella loro ricerca della verità. David Golumbia, l’autore di The Politics of Bitcoin: Software as Right Wing Extremism, spiega che persino la domanda “cos’è il denaro?” non ha risposte facili:

“È molto difficile capire… anche gli esperti non riescono a fornire una descrizione soddisfacente. Credo che molte persone cerchino una spiegazione semplice. Vogliono qualcosa che abbia senso. Capisco quanto sia frustrante quando la realtà non vuole conformarsi al nostro desiderio di semplicità.”

Da questo punto di vista, una teoria complottista è una risposta sbagliata, ordinata e semplice a una domanda complessa. Similmente Rob Viglione, fondatore di Horizen, dice di aver notato come alcune persone, soprattutto nello spazio delle privacy coin, sono attratte da grandi idee e storie:

“C’è questa presunzione di causalità nel mondo, come se delle grandi forze siano guidate da qualche ente superiore… forze grandi e mistiche che guidano le cose.

E credo che questo sentimento sia molto presente per alcune persone che arrivano in Bitcoin. Sentono come se stessero ‘cambiando il mondo’. In questi contesti circolano idee davvero grandi, quindi a volte è facile pensare che ci sia causalità dietro a una serie di eventi in realtà casuali.”

Un fenomeno simile è stato osservato in altre parti del mondo finanziario. Justin Fox del Time Magazine ha scritto che anche i trader di Wall Street amano le teorie complottiste, in un articolo sulla fonte di notizie finanziarie ‘alternativa’ Zero Hedge (che di recente è stata bannata da Twitter per aver diffuso disinformazione sul coronavirus):

“I trader di Wall Street sono tra i gruppi più inclini alle idee complottiste sul pianeta. Questo perché (a) alcune cospirazioni nel mondo della finanza sono reali e (b) senza teorie di qualche tipo a cui aggrapparti, finiresti per perderti completamente nel caos dei movimenti quotidiani del mercato.”

Il lato oscuro del movimento End The Fed

La Federal Reserve statunitense è da tempo oggetto di molti sospetti da parte dei Bitcoiner. L’organizzazione conferisce a cinque funzionari non eletti il potere di cambiare le politiche sulla valuta di riserva mondiale con impunità. E come fa notare Hoffman, l’intero concetto è bizzarro:

“Voglio dire, la Fed non è un ente governativo, è di proprietà di banche private. E se lo spieghi a qualcuno che non ne è al corrente, sembra una teoria complottista.”

Anche se potrebbero essere visti come un gruppo di cospiratori che svaluta la moneta e mette in atto loschi progetti per scopi nefasti, secondo Viglione è molto più probabile che stia semplicemente andando alla cieca, schiacciando pulsanti nella speranza che qualcosa aiuti l’economia:

“Il mio background è nello studio accademico della finanza. Posso dire con una certa sicurezza: non credo che abbiano idea di quello che stanno facendo.”

Più alcune persone scendono nella tana del Bianconiglio dei “banchieri avidi”, più è probabile che questa li porti in un posto… spiacevole. A tal proposito, Ferguson ha commentato:

“Buona parte delle storie Anti-Fed riporta ai Rothschild e alle teorie complottiste sugli ebrei, i Protocolli dei Savi di Sion e tutta quella roba. Quando inizi a farti domande sulla Fed, sull’origine dei soldi e cose del genere cadi in un pozzo che porta a dare la colpa agli ebrei.”

In effetti c’è una certa sovrapposizione. Le discussioni relative al trading di crypto su 8chan erano piene di argomenti di estrema destra e meme antisemiti, prima della chiusura del sito dopo che alcuni dei suoi utenti hanno messo in atto tre sparatorie di massa. Il sito è risorto con il nome di 8kun sul darknet grazie a Loki, fork di Monero. (Per un assaggio, se hai il coraggio, puoi visitare 4chan.)

Diverse persone e organizzazioni di stampo neonazista, tra cui Andrew ‘weev’ Auernheimer, Stormfront e The Daily Stormer, riescono ad operare grazie a donazioni in Bitcoin. “Tra gli early adopter troviamo molti appartenenti all’estrema destra” scrive il Southern Poverty Law Centre sulla sua pagina che monitora indirizzi BTC noti. “E molti hanno generato ingenti profitti quando la valutazione della criptovaluta è salita alle stelle.

Gold bug digitali

Golumbia lavorava in Wall Street quando Bitcoin ha iniziato ad emergere qualche anno fa, e ha realizzato di aver già sentito molte delle stesse storie. Erano “le stesse teorie complottiste che sentivo girare nelle cerchie legate all’oro.

I gold bug hanno una certa reputazione per le idee stravaganti. Urban Dictionary li definisce così:

“Associati a paranoia, teorie complottiste, 9/11 ‘truther’, survivalismo, proteste contro le tasse, razzismo, antisemitismo ed estrema destra. ‘In qualità di gold bug, posso assicurarti che l’oro è denaro REALE, e la carta moneta fiat senza valore è una truffa’.”

Le narrative di Bitcoin su hard money, fornitura fissa, protezione dall’inflazione, manipolazione di mercato e avversione verso la stampante di moneta della Fed possono essere ricondotte ai gold bug.

Everett Millman, specialista in metalli preziosi per Gainesville Coins (che sta sviluppando una crypto garantita da oro fisico) crede che l’idea di “hard money” vada a braccetto con una profonda diffidenza nei confronti del mondo finanziario:

“Questo punto di vista deriva dall’idea di cospirazione nella sua creazione: caratterizza l’istituzione della Federal Reserve nel 1913 come un colpo di Stato contro un sistema di moneta onesto basato sull’oro.

Quindi l’intera premessa è circondata sin dall’inizio dalla nozione di cospirazione. Si può pertanto dire che questo apre la strada ai gold bug verso l’esposizione a molti altri generi di teorie complottiste.

Quando credi di essere stato ingannato su qualcosa di così elementare come il funzionamento del denaro, naturalmente sei portato a mettere in dubbio altri aspetti del mondo. Sentimenti simili animano la comunità crypto.” 

A suo parere, la forma di antisemitismo che infetta gli estremi delle comunità legate a oro e crypto, per quanto possa essere esigua, contribuisce a spingerle ai margini del dialogo finanziario mainstream. Millman aggiunge che questo può trasformarsi in un fenomeno auto-compiente:

“Quando sembra che l’intera comunità degli investitori sia contro di te, le grandi cospirazioni accumulano sempre più potere esplicativo.”

Bitcoin è nato dalla paranoia

Golumbia non è un fan di Bitcoin e vede narrative cospiratorie in tutto, dal concetto di ‘intermediario’ (che a suo parere richiama retoriche antiebraiche) all’odio nei confronti della Fed. Tuttavia, sostiene in modo convincente che Bitcoin è nato dalla paranoia insita nei timori dei cypherpunk relativi all’incombente stato di sorveglianza. Come afferma Ferguson:

“La paranoia è il fulcro del ragionamento cospiratorio.”

Nel suo libro, Golumbia descrive nel dettaglio come Bitcoin affondi le sue radici nella mailing list ‘Cypherpunk’ di Eric Hughes. Nel 1994, tra i 700 ‘cypherpunk’ figuravano Adam Back di Blockstream, il confidente di Satoshi Hal Finney, il creatore di ‘Bit Gold’ Nick Szabo e persino Craig Wright, che oggi sostiene di essere Satoshi.

I cypherpunk erano estremamente preoccupati per la privacy online e il monitoraggio governativo delle loro comunicazioni, e hanno visto la crittografia come uno strumento per ritagliarsi uno spazio lontano dall’occhio vigile del Grande Fratello.

Il problema in cui continuavano a imbattersi era il denaro,” spiega Golumbia:

“Come possiamo pagare e comprare se usano le nostre carte di credito e i nostri conti bancari per monitorare quello che facciamo? Non sarebbe fantastico se potessimo trasferire fondi tra di noi senza essere rintracciabili? Quindi hanno iniziato ad applicare tecnologie di crittografia a una varietà di strumenti simili al denaro.

Bitcoin è probabilmente l’iterazione numero cinque o sei di questi progetti per creare una moneta che lo Stato non fosse in grado di regolare o bloccare.” 

In questa concezione, ‘lo stile paranoico’ è integrato nella tecnologia e nella finalità di Bitcoin. Il fondatore di Horizen Viglione fa notare che tra questi 700 cypherpunk troviamo anche Zooko Wilcox O’Hearn, creatore della privacy coin Zcash, in seguito forkata in Horizen

Queste tecnologie provengono quasi direttamente dal movimento cypherpunk,” aggiunge Viglione. “Il Grande Fratello ci sta guardando, costruiamo qualcosa per impedirlo.

Ma solo perché sei paranoico non significa che non ti stiano cercando, come sottolinea Joseph Heller. E, come fa notare Viglione:

“La teoria complottista definitiva è probabilmente l’idea secondo cui il Grande Fratello o l’NSA sta spiando tutto quello che facciamo… che risulta essere vera.”

La comunità crypto si fa notare

Nonostante la piccola ma rumorosa minoranza della comunità crypto impegnata a diffondere teorie complottiste legate a 5G e coronavirus, Hoffman fa notare che molti sostenitori delle criptovalute stavano fornendo informazioni e analisi di qualità sulla pandemia di coronavirus molto prima dei media mainstream:

“Le informazioni che riceviamo da alcune delle buone fonti nel campo delle crypto sono di gran lunga superiori a quelle fornite dai media mainstream.

La mancanza di fiducia nei confronti di figure autorevoli come i giornalisti rende i membri della comunità crypto più inclini a prendere in mano la situazione e dire ‘Ok, posso fare molto meglio di loro, posso creare un modello virale e diffonderlo con la mia newsletter quotidiana meglio del Wall Street Journal’.”

Hoffman crede che le prospettive poco ortodosse e la propensione a guardare oltre la narrativa generalmente accettata siano tra i maggiori punti di forza della comunità crypto:

“Gli investitori che mettono in dubbio le credenze comuni sono quelli che ogni decennio notano cose che nessun altro vede. Hai più probabilità di individuare un cigno nero, hai più probabilità di trovare una soluzione unica a un problema di cui nessun altro conosceva nemmeno l’esistenza — come ha fatto Satoshi 11 anni fa.”

Andrew Fenton vive in Australia. È un giornalista ed editore freelance che si occupa di criptovalute e blockchain. Ha lavorato come scrittore per News Corp Australia, SA Weekend e The Melbourne Weekly.



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