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La Russia non ha bisogno di essere la prima nazione ad emettere una CBDC

Un funzionario russo ha dichiarato che il Paese avrebbe dovuto avviare le ricerche sulle CBDC quattro anni fa, per trovarsi oggi in una posizione di leadership nel settore. 

Tuttavia, secondo Dmitry Peskov, rappresentante speciale del Presidente della Federazione Russa per lo sviluppo digitale e tecnologico, il governo che varerà per primo questo progetto andrà incontro a una serie di rischi in termini di stabilità finanziaria. 

Secondo quanto riportato dall’emittente RBC il 23 ottobre, Peskov ha affermato che una strategia attendista in merito alle CBDC potrebbe essere più efficace che affrettarsi ad essere i primi emittenti al mondo: 

“Il rischio dal punto di vista finanziario è così grande che mi sembra che arrivare secondi sia molto più efficace rispetto a cercare di essere i primi: così facendo, potremmo analizzare cosa fanno i leader e rimuovere gli ostacoli che loro dovranno affrontare.”

Peskov ha dichiarato che la CBDC russa, il rublo digitale, potrebbe essere emanata fra tre-sette anni, qualora lo sviluppo iniziasse ora. 

Il 13 ottobre, la banca centrale russa ha aperto una consultazione pubblica in merito alle CBDC. Successivamente, Anatoly Aksakov, membro della Duma di Stato russa e parlamentare molto attivo in materia di regolamentazione crypto, ha affermato che nella prima metà del 2021 inizierà la fase di test della CBDC russa. Aksakov è fiducioso che il rublo digitale “sia il futuro“, mentre i token decentralizzati come Bitcoin (BTC) andranno a scomparire.

Anche gli esperti finanziari di altri Paesi stanno adottando un approccio attendista nei confronti delle CBDC. Il 19 ottobre Jerome Powell, presidente della Federal Reserve degli Stati Uniti, ha affermato che “è meglio fare le cose per bene che essere i primi”.  La banca centrale della Nuova Zelanda ha espresso un punto di vista simile, sostenendo che ci sia “ancora molto lavoro da fare” sulle CBDC prima di emettere una moneta digitale nazionale.

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