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La prima proposta comunitaria di Uniswap mira a ridurre le barriere alla governance

Attualmente, la comunità di Uniswap sta partecipando alla sua prima votazione, che si concluderà il 19 ottobre. L’oggetto in considerazione è la riduzione delle soglie minime richieste per avanzare proposte di governance e quorum.

Nelle ultime settimane, ci sono state molte discussioni e critiche sulla vigente struttura di governance del protocollo. Un post della piattaforma di market intelligence Glassnode ha concluso che, con la configurazione attuale, solo un concorrente centralizzato di Uniswap, Binance, sarebbe in grado di presentare con successo una proposta di governance. Sebbene la recente proposta smentisca questa affermazione, rimangono aperte le domande sull’efficacia del framework.

La governance di Uniswap impone alle parti interessate che vogliono presentare proposte di possedere l’1% dell’offerta totale di UNI delegata, mentre occorre un quorum del 4% per arrivare a un voto favorevole. Dato che l’offerta di UNI ammonta a 1 miliardo di unità, questi limiti equivalgono più o meno a 10 milioni e 40 milioni di token. Considerando l’attuale prezzo di UNI, pari a circa 3,30$, si traducono rispettivamente nello staking di 33 milioni e 132 milioni di dollari in asset, rendendo il consenso un’impresa piuttosto difficile.

Una proposta avanzata da Dharma, protocollo che promette agli utenti crypto principianti un accesso intuitivo alla DeFi, suggerisce di abbassare il limite per le proposte allo 0,3% (o 3 milioni di UNI) e di spostare la soglia per il quorum al 3% (o 30 milioni di UNI). Al momento, ci sono 30.270.543 voti a favore e 624.701 voti contro la proposta, con sei giorni rimasti per votare.

Nel frattempo, Uniswap continua a dominare il settore DeFi sia in termini di valore totale bloccato che per quanto riguarda il volume degli scambi.

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