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La lobby blockchain coreana propone di rimandare l’applicazione della ‘crypto tax’

La Korea Blockchain Association ha chiesto che venga posticipata di altri due anni l’entrata in vigore della nuova proposta di legge governativa che prevede di tassare al 20% il trading crypto. 

Secondo un report del 14 ottobre di News1 Korea, la Korea Blockchain Association (KBA), ha chiesto alle autorità di regolamentazione di differire l’implementazione della nuova imposta fino al 1° gennaio 2023.

La KBA non dichiara esplicitamente di essere contraria all’aliquota fiscale del 20%, ma afferma che exchange ed aziende del settore hanno bisogno di un “periodo ragionevole” per prepararsi alla nuova normativa, chiamata Income Tax Act. 

Uno dei motivi addotti dalla KBA a sostegno della propria tesi è legato alla breve vacatio legis che si creerebbe tra la fine del vecchio sistema di tassazione e l’inizio del nuovo. Gli exchange sarebbero autorizzati ad avvalersi del precedente regime fiscale fino alla fine di settembre 2021, ma la KBA sostiene che, dal momento che il Ministero dell’Economia e delle Finanze coreano ha stabilito che la modifica legislativa venga applicata a partire dal 1° ottobre 2021, sarebbe difficile conformarsi ad i nuovi regolamenti in meno di 24 ore.  

Il presidente della Korea Blockchain Association Oh Gap-soo ha lasciato intendere che, essendo questa la prima volta che il governo si impegna a tassare i beni digitali, potrebbe essere necessaria una sospensione temporanea della norma. I regolatori potrebbero non accettare immediatamente i report delle società crypto, causando un periodo di incertezza in merito alla possibilità di continuare ad operare durante il mese di ottobre.

Oh Gap-soo ha dichiarato:

“Il settore sta avendo molte difficoltà a prepararsi per la nuova tassazione, dato che non è dotato di un’infrastruttura fiscale: siamo in una situazione di incertezza in merito alla prosecuzione delle attività dopo dell’applicazione della Special Payment Law.

È necessario fornire un ragionevole periodo di preparazione in modo che l’ecosistema crypto possa contribuire all’economia nazionale e garantire gettito fiscale a lungo termine.”

Secondo la nuova regolamentazione, i guadagni realizzati con le valute digitali e gli asset immateriali saranno classificati come reddito imponibile, calcolato annualmente. I guadagni legati ad asset virtuali inferiori ai 2.000$ all’anno si troverebbero al di sotto della soglia minima e sarebbero quindi esenti. Qualsiasi reddito generato dal trading di criptovalute al di sopra di questa soglia, tuttavia, sarà tassato con un’aliquota fissa del 20%. 

Queste modifiche avranno probabilmente un impatto su molte aziende in tutto il Paese. Di recente, quattro delle cinque maggiori banche coreane hanno annunciato l’introduzione di “servizi legati agli asset crypto“. Inoltre, almeno un exchange sta collaborando con una grande banca per fornire un servizio di trading da fiat a crypto.

Un portavoce della KBA ha dichiarato:

“Il settore è convinto della correttezza del principio della tassazione del reddito proveniente dagli asset virtuali e collaborerà attivamente”. 

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