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La governance della maggior parte dei progetti DeFi è ‘fortemente centralizzata’

Un nuovo report prodotto congiuntamente da DappRadar e Monday Capital analizza la distribuzione dei token e le proposte di governance dei principali protocolli DeFi. Nonostante gli sforzi per decentralizzare il controllo sulla fase di yield farming, i ricercatori sostengono che molti progetti, soprattutto quelli con forti legami con il venture capital, rimangano fortemente centralizzati.

In particolare, il report ha analizzato protocolli come MakerDAO, Curve, Compound e Uniswap: tutti presentano una distribuzione di token enormemente distorta a favore dei grandi detentori. Gli analisti hanno notato che la governance di Maker sembra essere la più matura di tutte, grazie alla sua maggiore esperienza sul mercato. Il luogo in cui vengono condotte discussioni ed analisi preliminari da parte dei membri della community è il forum di MakerDAO, ed esso è aperto a tutti, indipendentemente da quanti MKR si possiedano.

Tuttavia, l’effettivo processo di voto on-chain sembra essere controllato principalmente dai grandi detentori, dato che i primi 20 address detengono circa il 24% dell’offerta totale. Rispetto ad altri progetti analizzati, però, questa distribuzione è ancora abbastanza equa. 

Su Compound, i ricercatori hanno notato che la classifica dei detentori comprende principalmente venture capitalist, membri del team e alcuni altri progetti blockchain, in particolare Dharma e Gauntlet. 

Solo il 2,3% degli indirizzi ha una delega, un requisito per fare proposte e votare. Quindi, solo una piccola parte della community è impegnata nella governance, e la percentuale reale è probabilmente ancora più bassa data la presenza di indirizzi di exchange aggregati. Anche l’offerta totale è fortemente distorta a favore dei primi 20 address. 

Curve e Uniswap hanno problemi simili: in merito al primo, il report segnala un indirizzo che sembra detenere il 75% del potere di voto; il secondo protocollo è stato colpito da scandali e accuse di manipolazione della governance da parte di vari insider.

I ricercatori hanno individuato tre cause principali che hanno portato a questa centralizzazione del potere. La prima è che gli utenti vedono i token di governance come una rendita finanziaria, e non come uno strumento di voto:

“I protocolli hanno iniziato a usare i loro token di governance come ‘ricompensa’ per gli utenti che partecipano al network. Intendiamoci, l’idea suona bene, “la governance è di chi usa il prodotto”, ma in realtà gli incentivi finanziari sono stati più forti di quelli di governance.”

La seconda questione è che i sistemi sono progettati come plutocrazie, un sistema in cui la ricchezza è fonte di potere. Non ci sono requisiti minimi di partecipazione che possano stabilire una “decentralizzazione sufficiente”, ed i grandi detentori iniziali sono in grado di esercitare il loro potere quasi senza alcun freno. Facciamo notare, inoltre, come non ci sia un modo semplice per dimostrare la propria identità on-chain, e quindi la plutocrazia è l’unico meccanismo di governance utilizzabile finora. 

Infine, i ricercatori hanno sottolineato come l’investimento iniziale ricopra un ruolo fondamentale nella centralizzazione della governance. I venture capitalist e gli altri investitori avranno spesso grandi partecipazioni iniziali, il che può anche scoraggiare altri utenti dal cercare di acquisire potere di voto. 

Nella loro conclusione, gli analisti affermano che gli attuali meccanismi di distribuzione incoraggiano la centralizzazione del potere, suggerendo quindi che il risultato attuale non è affatto sorprendente, data l’architettura. 

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