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La bull run di Bitcoin non convince gli investitori UK

La bull run di Bitcoin non ha convinto tutti gli investitori sebbene ci sia chi è pentito di non averci investito nel 2020. Questo è quello che rivela un sondaggio realizzato dal think tank Parliament Street che ha stilato il rapporto dal titolo “The Great Cryptocurrency Report” realizzato con la compagnia Censuswide. Il sondaggio ha intervistato 2.000 cittadini inglesi.

Dal rapporto emerge che il 31% si aspetta che il prezzo tocchi le 50.000 sterline mentre attualmente vale poco meno di 40.000 (55.000 USD). Il 18% ritiene anche che entro l’anno potrebbe raggiungere le 100.000 sterline (circa 140.000 dollari)

Tuttavia un buon 30% sente di aver perso il treno delle criptovalute. In pratica ormai è tardi per investirci. 

Non a caso, uno dei dati sicuramente più curiosi è che il 25% di chi ha partecipato al sondaggio ha sostenuto che se avesse investito tutti i suoi asset in Bitcoin all’inizio del 2020, ne avrebbe tratto un profitto di circa 1 milione di sterline. 

Inoltre, il 37% dei rispondenti non ha più fiducia negli asset tradizionali a causa della crisi scatenata dal Coronavirus. Per questo hanno preferito le criptovalute, che, sostengono, sono slegate dalla politica monetaria tradizionale. 

Altri dati interessanti rivelano che il 29% degli investitori non aveva mai preso in considerazione l’ipotesi di investire in Bitcoin prima dell’attuale bull run. Il 24% ha anche detto di essersi lasciato convincere della bontà di Bitcoin dagli endorsement di Elon Musk.

Tuttavia un buon 55% dice di non avere intenzione di investire in Bitcoin, almeno per quest’anno, mentre il 52% continuerà ad investire negli asset tradizionali come oro e azioni, preferendoli alle criptovalute. 

Il sondaggio su investitori e Bitcoin, il commento dell’esperto

Questi numeri sono stati commentati da Stephen Kelso, Head of Capital Markets di ITI Capital:

“Molti investitori tradizionali sono ancora cauti sulla volatilità delle criptovalute e sono stati prudenti nell’aggiungerle ai loro portafogli di investimento. La nomenclatura ‘criptovaluta’ ha scoraggiato molti che l’hanno percepita come anti-establishment piuttosto che come una riserva di valore sempre più rilevante contro lo svilimento in rapida accelerazione delle valute fiat”.

Secondo l’analista, Bitcoin è il primo caso in cui sono stati gli investitori retail a precedere gli investitori istituzionali e a guidarne l’adozione. Al contrario, l’oro è diventato disponibile agli istituzionali nel 1976 tramite i futures, mentre solo nel 2003 è diventato un prodotto per gli investitori retail tramite gli ETF. Bitcoin ha fatto questo percorso, in modo inverso, in tempi decisamente più brevi.

L’accesso degli investitori istituzionali, insieme ad altri fattori, sta influendo sul prezzo di Bitcoin:

“Questa bull run del mercato degli asset digitali è diversa dal precedente picco delle criptovalute nel dicembre 2017 perché il suo prezzo questa volta è stato guidato da una confluenza di fattori, tra cui il tasso di cambiamento delle espansioni dei bilanci delle banche centrali e una migliore informazione e comprensione delle condizioni macro e di come le forze di mercato stanno cambiando dopo un mercato toro di 37 anni nelle obbligazioni. Il più grande cambiamento, tuttavia, è che ora gli investitori istituzionali, i guardiani e i CFO aziendali devono essere in grado di indicare il modo più fiduciario e responsabile per accedere a Bitcoin”.

Kelso aggiunge: 

La struttura decentralizzata di Bitcoin lo rende più facilmente accessibile agli investitori senza dipendere da amministratori e depositari intermediari. Questa è una proposta attraente per miliardi di investitori in tutto il mondo che non beneficiano della stessa fiducia nella struttura dei mercati finanziari che possiamo assumere nel Regno Unito.

Secondo l’analista le criptovalute hanno un ampio orizzonte di espansione, potendo contare anche sui mercati emergenti e sulla necessità che gli investitori hanno di diversificare i loro portafogli. 




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