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i criminali stanno abbandonando le carte di credito in favore di BTC

Il vice president of global operations di MyChargeBack, Michael Cohen, sostiene che i truffatori stanno approfittando della natura irreversibile delle transazioni crypto. Quando Bitcoin (BTC) è stato progettato, uno dei suoi punti di forza risiedeva nella possibilità di proteggere gli esercenti in modo più efficace rispetto alle carte di credito. In una delle sue prime e-mail, datata 10 novembre 2008, Satoshi Nakamoto rispondeva così ad uno dei primi utenti, chiamato James A. Donald, il quale lamentava il fatto che le transazioni in BTC non fossero immediatamente definitive: 

“La non-ripudiabilità istantanea delle transazioni non è una caratteristica intrinseca del protocollo, ma è comunque molto più veloce dei sistemi esistenti. Gli assegni cartacei possono metterci fino a una o due settimane. Le transazioni con carta di credito possono essere contestate fino a 60-180 giorni dopo. Le transazioni in Bitcoin possono essere sufficientemente irreversibili in un’ora o due.”

Secondo Cohen, in alcuni casi si può chiedere il rimborso di un pagamento con carta di credito fino a 18 mesi dopo la data della transazione.

Cohen ha spiegato che i chargeback delle carte di credito si suddividono in due categorie: uso non autorizzato (ad esempio se un criminale ottenesse l’accesso alla carta) e uso autorizzato (ovvero se il titolare della carta avesse autorizzato la transazione ma non fosse soddisfatto del risultato).

Nel mondo crypto, i consumatori possono recuperare i fondi solo in caso di transazioni non autorizzate, in quanto le società di credito come MasterCard e Visa escludono alcuni settori (come appunto le crypto ed il gioco d’azzardo) dalla seconda categoria. Cohen ha sostenuto che le azioni dei truffatori che usano le criptovalute possono ostacolare l’adozione di massa:

“Sfortunatamente, le crypto sono uno strumento molto utile per un criminale che voglia raccogliere fondi, ma questo va contro coloro che cercano di promuoverne un uso universale e diffuso. […] È un vero problema se tutte queste persone vengono derubate: ciò che intendo dire è che non saranno certo loro a promuovere l’uso delle criptovalute.”

Cohen ha dichiarato che una delle frodi più comuni riguarda l’offerta di un prodotto o di un servizio (i più comuni tendono ad essere legati al forex trading) a un cliente ignaro. Poi, all’ultimo momento, il malintenzionato convince la vittima a pagare il servizio o a finanziare il suo presunto conto usando le criptovalute. Secondo Cohen, tuttavia, non tutto è perduto per le vittime: potenzialmente possono ancora recuperare i propri fondi.

La società di Cohen infatti aiuta le vittime tracciando i movimenti del denaro sulla blockchain. Di solito, seguendo le mosse dei criminali, si arriva a un exchange in cui essi depositano i loro proventi prima di incassarli. Cohen sostiene che queste piattaforme sono generalmente ben disposte a collaborare, in quanto fortemente desiderose di identificare gli utenti che si avvalgono dei loro servizi per scopi illeciti. 

Recentemente, due uffici del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti hanno messo in guardia le società crypto, in particolare gli exchange, relativamente ai pagamenti che seguono gli attacchi malware.  Pochi giorni dopo, il governo americano ha formulato dei capi d’accusa nei confronti di BitMex e del suo fondatore per aver gestito una “piattaforma di trading non registrata”. Con l’inasprirsi della regolamentazione crypto in tutto il mondo, incassare dei fondi derivanti da attività illecite potrebbe diventare sempre più difficile.

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